Se il turismo sessuale è donna

Si chiama romance tourism, ma il concetto di fondo rimane lo stesso: pagare una persona per avere le sue attenzioni e il suo corpo. I gigolò del luogo, infatti, donano l'illusione di una relazione in cambio di denaro e regali.

ThinkstockPhotos-76745816E se anche il gentil sesso accettasse la pratica esecrabile del turismo sessuale? Lo sostiene il quotidiano online Linkiesta incrinando duramente il ‘mito’ comune che voleva l’uomo unico fruitore di questo servizio. Ed ecco che ad affollare le spiagge caraibiche o africane ci sarebbe un intero esercito di donne sole pronte a pagare per un po’ di ‘sana’ e appagnate compagnia. Ma, a differenza di ciò che capita con gli uomini alla ricerca del puro e mero atto sessuale, con il genere femminile il discorso sarebbe ben diverso. Studiose come Deborah Pruitt e Suzanne LaFont, i cui primi studi risalgono già al lontano 1995, sostengono che le donne ricercherebbero negli amori vacanzieri non tanto del sesso facile, quanto piuttosto una vera e propria relazione da vivere e consumare nello stretto arco di un paio di settimane.

TURISMO ROMANTICO
Si tratterebbe quindi di romance tourism, esperienza ben più profonda rispetto al semplice turismo sessuale. E se da una parte il nome cambia e la ricerca d’affetto pure, il concetto di fondo rimane lo stesso: pagare una persona per avere le sue attenzioni e il suo corpo. Poco importa quindi che a spingere donne sole lla ricerca di un compagno sia l’immaginario comune occidentale che individua negli uomini di colore persone ben dotate fisicamente e non solo.

COME FUNZIONA
Ed eccole allora le allegre e danarose signore che si dedicano alla ricerca dei giovani più avvenenti del luogo circuiti (assecondando anche la loro volontà) con regali, denario e, in alcuni casi, anche con la promessa di una vita agiata all’estero. Spesso il rapporto assume così connotati sentimentali molto simili a una storia d’amore. Ma non appena la vacanza finisce ecco che tutto ritorna come prima. Le donne tornano ai loro rispettivi impegni e al trantran della quotidianità, mentre i gigolò sono pronti a riproporsi come amanti temporanei per altre ‘affamate’ vacanziere. Perché per i beach boys, così si chiamano in gergo, esiste una vera e propria prassi: tentare di sedurre le turiste più belle e giovani quando vogliono godersi solo un’avventura sessuale, puntare invece ‘vittime’ ben più vulnerabili come donne mature (dai 40 anni in su), sovrappeso o decisamente poco avvenenti se hanno bisogno di denaro.

DONNE FACILI
Tra i beach boys esiste anche una classifica delle conquiste sicure. Tra le donne più facili da abbordare e conquistare sulle spiagge si trovano così le turiste canadesi francesi, seguite dalle canadesi inglesi e dalle italiane. «Le donne del Quebec sono convinte che siamo preferibili per fare sesso. Essere neri è meglio, è più esotico», spiegano quasi in coro i beach boys della Repubblica Domenicana. Una peculiarità che questi ragazzi sfruttano a loro favore conquistando e lasciandosi conquistare dal denaro europeo o statunitense. Ecco anche spiegato il perché i locali, che si cimentano in questo remunerativo lavoro, puntano tutto nel dare il massimo piacere alle donne accontentando ogni loro richiesta.

A CERCA DI INTIMITÀ
Ed è proprio questa la sostanziale differenza tra i beach boys e le prostitute. Perché se le seconde danno del semplice sesso, i primi giocano le loro carte sul campo dell’intimità, facendo vivere una vera e propria relazione alle loro clienti. Su questo si basano i principali guadagni di questi gigolò. Quando le donne occidentali vedono in pericolo l’intimità con il loro protetto eccole pronte a sborsare pur di proteggere quella finzione vacanziera costruita con il loro uomo.

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Publicato in: Coppia, Fantasie, Manie&Ossessioni, Uomini Argomenti: , , Data: 01-02-2016 01:04 PM


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