«Legalizziamo il lavoro sessuale»

di Luca Burini
La proposta di Amnesty International dopo due anni di ricerca e discussione. I Paesi Bassi hanno regolamentato il settore già nel 2000. Ecco come sono cambiate le cose in 15 anni.

A German prostitute, called Eve, waits fCi sono voluti due anni di ricerca e discussione. Ma alla fine Amnesty International si è esposta. E ha votato a favore della decriminalizzazione del lavoro sessuale. Lo scopo dell’organizzazione non è comunque quello di trasformare il mondo in una sorta di Paesi Bassi gigante. Anche se il punto di vista degli olandesi, che hanno legalizzato il settore nel lontano 2000, rimane uno spunto da cui partire: leggi mirate limitano i crimini proteggendo quelli che vengono definiti sex worker. Perchè il lavoro sessuale sommerso li espone, tra le altre cose, a violenze, arresti arbitrari, detenzione, molestie e traffico illecito. E li esclude dal servizio sanitario pubblico e tutto il welfare statale. Portare questo tipo di industria alla luce del sole potrebbe essere quindi un passo nella giusta direzione, come dimostra la situazione olandese.

QUALITÀ DI VITA MIGLIORATA
Secondo il governo dei Paesi Bassi infatti la qualità di vita dei sex worker è migliorata tra il 2002 e il 2007. Sono nate infrastrutture per fornire cure fisiche e mentali agli ‘impiegati del sesso’, gli strumenti per la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili sono aumentati in parallelo alle denunce di abusi e violenze. Inoltre, dopo la legalizzazione, molti sex worker hanno iniziato a praticare come liberi professionisti, mentre i bordelli devono rispettare le leggi sul lavoro e pagare le tasse. Tutti i lavoratori sopra i 21 anni possono entrare nel mercato a luci rosse. Solo ad Amsterdam, secondo i dati del ministero competente, ci sono tra le 5 e le 8 mila persone attive nel settore. Mentre nell’intera Olanda sono 31 mila.

PER I BORDELLI LINEE GUIDE DETTAGLIATE
Chi lavora a casa, se lo fa da solo, non ha bisogno di una licenza. Diverso è il discorso per i bordelli che devono rispettare dettagliate regole. Chi invece obbliga qualcun altro, che sia minore o una delle tante vittime del traffico di umani, rischia fino a 18 anni di prigione. Secondo il governo locale la regolamentazione dell’intera industria sessuale ha ridimensionato il fenomeno dello sfruttamento delle persone che non hanno ancora raggiunto la maggiore età. Più limitati invece i risultati nella battaglia contro il traffico di prostitute. Nella Capitale inoltre sono vietati l’adescamento dei clienti in strada e i centri massaggi che in realtà vendono sesso. Regolamentazione che può essere rivisitata di città in città.

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Publicato in: Manie&Ossessioni Argomenti: , , , Data: 20-10-2015 01:43 PM


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