Crisi

Donne in ansia da prestazione

di Lucrezia Holly Paci
Colpa di poca autostima, stress, routine del rapporto. E della difficoltà di aprirsi completamente.
L'ansia da prestazione cresce per la difficoltà di comunicare con il proprio partner.

L’ansia da prestazione cresce per la difficoltà di comunicare con il proprio partner.

Solitamente, quando si parla di ansia da prestazione il primo riferimento che viene in mente è quello alla dimensione sessuale maschile. Un po’ per antichi tabù che poco concedevano alle donne di parlarne, un po’ per l’immagine leggendaria dell’uomo come colonna portante del rapporto, fino a qualche anno fa si discuteva ben poco dei disagi della sfera femminile sotto e sopra le lenzuola.
Con le ultime evoluzioni degli studi comportamentali, sessuali e psicologici, il discorso sulle ansie da prestazione si è poi esteso anche alle donne, che non hanno esitato a riconoscere qualche difficoltà nel vivere con spontaneità il rapporto intimo di coppia.

UN DISAGIO INVISIBILE
Certo è che nell’uomo l’ansia da prestazione si mostra in modo più manifesto e visibile, fino a determinare l’interruzione o la fine del rapporto sessuale (ne è un classico esempio la mancata o perduta erezione). Nel caso della donna, invece, ogni forma di disagio diventa più sottile da cogliere, con la possibilità di risultare quasi invisibile a un occhio poco attento. Eppure quell’ansia c’è: anzi, resta e può protrarsi nel tempo, se non le viene prestata la dedizione di cui necessita.
COLPA DI STRESS E ABITUDINE
Tra le cause delle ansie da prestazione femminile ricorrono con alta frequenza lo stress quotidiano, il carattere abitudinario del rapporto, il rifiuto totale (o parziale) del proprio corpo e la regressione comunicativa con il partner, che porta a considerare inutile il dialogo con il partner, certe di non essere comunque capite.
BLOCCHI FISICI E MENTALI
Quando un’ansia prende forma nella vita sessuale della donna, inizia a dettare regole al suo corpo e alla sua mente, provocando l’insorgere di blocchi fisici e di pensieri di disturbo e interferenza. Tra quest’ultimi: il timore di non riuscire a soddisfare le esigenze del compagno, la convinzione di non attrarlo più come una volta, il dubbio di essere stata tradita, il calo di autostima, il senso di colpa, la paura infondata di restare incinta durante il rapporto. A livello corporeo, invece, la donna assume rigidità fisica e tende a controllare in modo timoroso il rapporto, trattenendosi dal viverlo liberamente: a volte sperimenta a completo la propria sessualità senza trarne, però, alcun tipo di piacere; altre volte si blocca fin dall’inizio, contraendosi e chiudendosi in se stessa. Se nel secondo caso il partner potrà notare con più facilità che qualcosa non va, nel primo sarà necessario un occhio vigile e sensibile per rilevare la presenza del blocco, soprattutto se la donna finge di provare piacere.
UN PROBLEMA VISSUTO IN SOLITUDINE
Un errore comune è, infatti, quello di considerare la propria ansia da prestazione un problema personale, che non riguarda il partner. Spesso si incolpa l’altro o persino se stesse, avvolgendo le critiche in un velo di silenzio. Non se ne parla e si resta incastrate in un irretimento emotivo che impedisce di manifestare il proprio stato d’animo. Alcune volte ci si sente talmente insoddisfatte che il malcontento può perdurare e diventare cronico. Altre volte ancora si pensa che dipenda tutto da una disfunzione corporea, anziché da un disagio psicologico: ci si illude che bastino otto ore di sonno, una dieta equilibrata e un po’ di attività fisica per ripristinare l’armonia originaria. Ma non è così!
OBIETTIVO CONSAPEVOLEZZA
Le condizioni e lo stile di vita hanno il loro importante influsso sul corpo. Tuttavia, è necessario che siano accompagnati da una presa di consapevolezza  delle proprie dinamiche interiori. «Quali sono le mie paure?», «Che cosa mi ha fatto chiudere in me stessa?», «Perché ho timore di rimanere incinta facendo l’amore con lui?», «In cosa mi sento forzata?»: sono esempi di domande che ogni donna potrebbe farsi, quando si accorge di star vivendo un’ansia da prestazione e vuole risolverla.
Trovata la risposta, il dialogo con il partner diventa la chiave per chiudere la porta del malcontento. Se qualcosa non ci è piaciuto, non ci ha soddisfatto o in qualche modo ci ha ferito, può essere comunicato senza esitazioni o timori. Le parole non dette sono quelle che, poi, ronzano nella nostra testa, alimentando paure e blocchi. Parlarne con il partner giova! D’altronde l’ironia, la complicità e la trasparenza sono da sempre le leve dell’armonia e le custodi della serenità.

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Publicato in: Coppia Argomenti: , , , Data: 07-01-2014 10:43 AM


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