SEX & THE SPREAD

Il corpo delle donne nell'arte contemporanea

di Francesca Amé
Provocazioni, celebrazioni, ritorno alle origini. La profondità della rappresentazione al femminile.
L'oper di Alison Lapper

L’opera che ritrae Alison Lapper, fotografta a Venezia.

ll corpo delle donne è terreno di caccia per l’arte contemporanea.
Una delle opere più fotografate dell’ultima Biennale di Venezia è stata la grande «Breath»,  versione gonfiabile della celebre «Alison Lapper Pregnant»¸ la celebre ed enorme statua esposta a Trafalgar Square di Marc Quinn. Il soggetto? Alison Lapper, un’artista inglese, ritratta quando era incinta. Nulla di nuovo, si dirà. Invece sì perché Alison è focomelica e quasi priva di braccia.  È questa la bellezza di oggi, qualcosa di imperfetto e disturbante? Forse sì.
FINALE TRAGICO DALLA NORVEGIA
Prendiamo il lavoro della norvegese Lene Berg che, sempre a Venezia, alla Galleria della Fondazione Bevilaqua la Masa, ha ideato il video Beware of the Holy whore (Attenzione alla puttana santa): il film è la storia di un incontro a tre che finisce con la morte di uno dei partecipanti, perché «la liberazione del corpo della donne, anche nella civilissima Norvegia, non è stata priva di ambiguità». L’arte riflette su tutto questo e indaga i rapporti tra la rappresentazione e la percezione del corpo delle donne.
LE OPERE FORTI IN MOSTRA AD AREZZO
Non solo a Venezia si parla del corpo delle donne: andiamo ad Arezzo dove ha appena aperto una rassegna di arte contemporanea tutta al femminile che è una gioia per gli occhi. Ci sono Yoko Ono, Shirin Neshat, Marina Abramovic: con loro, una quarantina di artiste contemporanee provenienti da ogni parte del mondo. Mettono in scena il mondo delle donne con opere forte e intensi, carnali potremmo dire. Siamo a «Icastica», visionario progetto artistico che osa portare nella città di Piero della Francesca, tra i suoi vicoli con gli inconfondibili edifici di pietra gialla e in alcuni dei suoi palazzi più belli (quello Comunale, ad esempio) le opere di creative capaci di parlare un linguaggio universale.
L’ARTRE SI SPORCA LE MANI
Come le nere installazioni della libanese Mona Hatoum, oppure i volti inquietanti di Marina Abramovic  alla Casa del Vasari, oppure le donne velate, e segnate da violenza, di Shirin Neshat, iraniana, attivista, nota per i lavori di denuncia sulla condizione femminile nei Paesi musulmani. La finlandese Kaarina Kaikkone compie l’indicibile: occupa le volte delle logge vasariane con panni stesi, rigorosamente usati e donati dagli aretini per un’installazione che non c’entra nulla con l’arte povera, anzi è un inno alla vita e a quello che le donne possono fare per renderla degna di essere vissuta.
Queste artiste dimostrano che se l’arte contemporanea vuole parlare al cuore, deve sporcarsi le mani, e non solo.
La svedese Anastasia Ax ha colorato con il proprio corpo, in un moderno body-painting, tutto lo spazio attorno allo Urban Center mentre l’indiana Monali Meher ha sporcato (e poi pulito) di rosso la terra, per ricordare il potere fecondante del corpo femminile.
Se l’arte contemporanea trae dal corpo delle donne la sua costante ispirazione, è sempre più vero che senza il corpo (e il cervello) delle artiste oggi sarebbe davvero poca cosa.

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Publicato in: Coppia Argomenti: , , , Data: 25-06-2013 12:00 PM


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