DILEMMI

Punto G, ex sconosciuto

di Monica Coviello
Una ricerca americana lo avrebbe misurato e localizzato. Grazie a una “fotografia” italiana.
Punto G.

Il dibattito sull'esistenza o meno del Punto G dura da 60 anni.

Esiste, oppure no? Un po’ come Atlantide e il mostro di Loch Ness, qualcuno giura che il punto G ci sia, ma la prova inconfutabile non è mai arrivata. Almeno fino a pochi tempo fa. Parola di  Adam Ostrzenski, ginecologo dell’Institute of Gynecology di St. Petersburg in Florida, che studia l’orgasmo da mezzo secolo. Lui il Punto G l’avrebbe finalmente individuato. Ma soprattutto misurato: 8,1 millimetri di lunghezza, da 3,6 a 1,5 mm di larghezza, alto 0,4 mm.
UN DIBATTITO LUNGO 60 ANNI
Tanti, prima di lui, hanno provato a venirne a capo. Il primo, sessant’anni fa, è stato Ernst Gräfenberg, un ginecologo tedesco: secondo lui, nella parete anteriore della vagina c’è una particolare area dalla quale nasce il piacere femminile. Ma il tema è diventato di pubblico dominio solo negli Anni ’80, dopo la pubblicazione del libro The G-Spot (Il Punto G, in Italia è stato edito da Rizzoli nel 1984) in cui alcuni studiosi statunitensi, tra cui Beverly Whipple (che ultimamente ha ricevuto una medaglia d’oro al congresso mondiale di sessuologia clinica), avevano raccolto testimonianze di donne e davano indicazioni su come stimolare questa zona erogena. E se nel 2009 un gruppo di studiosi del King’s College di Londra aveva dichiarato che il Punto G non esisteva, la ricerca di Ostrzenski si rifà, in parte, a quanto emerso nel 2008 da uno studio italiano.
LA “FOTOGRAFIA” MADE IN ITALY
Il primo a riuscire a “fotografare” la tanto discussa zona del piacere femminile è stato nel 2008 Emmanuele Jannini, docente di Sessuologia medica dell’Università degli Studi de L’Aquila. Il prof italiano ha semplicemente effettuato una ecografia transvaginale, strumento di routine nella diagnostica, da dove è emerso un piccolo ispessimento della parete che divide la vagina dall’uretra. La ricerca era stata riportata sul Journal of Sexual Medicine, la stessa rivista su cui è stato pubblicato in seguito lo studio del team della Florida.
LOCALIZZAZIONE DIFFICILE
Secondo i ricercatori dell’Institute of Gynecolgy , il punto G si troverebbe a circa 2,5 cm di profondità, sulla parete frontale della vagina. Subito dietro, quindi, all’osso pubico, ma internamente. Gli studiosi americani, però, hanno riportato un case report, dove il Punto G sarebbe stato individuato tramite un’autopsia su una donna di 83 anni.
Ma non è stato facile localizzarlo: la sensibilità del Punto G è collegata alla motilità dei muscoli vaginali, poco utlizzati dalle donne occidentali, a causa di una scarsa conoscenza del proprio corpo. Dovuta, anche, a molti preconcetti di natura sociale e culturale.

Secondo gli psicologi, il rischio di queste discussioni su piacere e orgasmo è quello di togliere spontaneità al rapporto.

Secondo gli psicologi, il rischio di queste discussioni su piacere e orgasmo è quello di togliere spontaneità al rapporto.

NON SOLO CORPO, NON SOLO MENTE
In ogni caso, «il piacere non è certamente solo un bottone da pigiare», ha spiegato Antonio Dessì, psicologo e sessuologo. Che ha precisato: «Le donne che si rivolgono a noi mettono in evidenza anche altri fattori che possono contribuire alla loro soddisfazione sessuale, come per esempio la relazione di coppia, il livello di intimità e la capacità di dialogo. La sessualità non può essere affrontata solo da un punto di vista psicologico, o solo da un punto di vista anatomico e funzionale, ma da entrambi».
E fa parte della sfera dell’incontrollabile: «Il sesso», ha aggiunto la psicologa Simona Lauri, «è uno dei momenti in cui la componente irrazionale prende il sopravvento sulla razionalità. Il rischio di queste discussioni su piacere e orgasmo è quello di togliere la spontaneità al rapporto».
Infine, il suggerimento: «L’autoerotismo può aiutare la donna a “imparare” a riconoscere quali sono le sensazioni che preferisce e a conoscere, più di chiunque altro, il proprio corpo».

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